RITORNO AL FOCOLARE DOMESTICO DEL PADRE

Torno a casa!“. Quante volte abbiamo usato questa frase nel corso della nostra vita? Eppure dietro quel desiderio si nasconde qualcosa di molto più profondo, legato alla sfera dell’intimità e dell’affettività.

In tante lingue esiste una sapiente distinzione tra:

  • l’edificio casa

(in portoghese e spagnolo: casa, inglese: house, francese: maison, tedesco: haus)

  • e la casa intesa come luogo del cuore e degli affetti

(in portoghese: lar, spagnolo: hogar, inglese: home, francese: chez soi/chez nous, tedesco: heim).

Fa eccezione la lingua italiana, in cui sembra non vi sia traccia di questa distinzione e in cui si usa esclusivamente la parola “casa”. In realtà esiste una bellissima espressione che sta lentamente cadendo in disuso, ma che descrive il concetto della casa come centro della vita familiare e trae le sue origini nel racconto storico e letterario di un’epoca non molto lontana: il focolare domestico!

Questa espressione è così forte ed evocativa che Papa Pio XII la usò come tema dell’Udienza Generale del 27 gennaio 1943.

Un tempo i membri della famiglia si riunivano tutti i giorni attorno al camino della casa, per scaldarsi, cuocere il cibo e tenere alcuni ambienti della casa illuminati. Quel fuoco acceso era occasione di unità, relazione e intimità, perché attorno a esso si accendeva il vero fuoco che scaldava e portava vita nella stanza: si condividevano i cuori, si pregava e si cantava tutti insieme, ci si raccontava come era andata la giornata, oppure degli aneddoti dell’infanzia, i ricordi di storie vissute o storie inventate. Il concetto di focolare domestico racchiude tutto questo!

L’immagine poetica di questo calore familiare ci riporta in un certo senso alla parabola del Padre Misericordioso (Lc 15, 11-32) e al tema che stiamo meditando quest’anno come Alleanza di Misericordia.

Vediamo infatti come, secondo i suoi piani, il figlio prodigo torna dal Padre per poter avere almeno un tetto sulla testa e un pasto dignitoso, garantito attraverso il lavoro presso un altro padrone, suo padre. Con sua sorpresa trova molto di più: un’accoglienza calorosa e regale, un ricco banchetto in suo onore, e soprattutto un padre, o meglio, suo padre e la sua identità di figlio amato. Che bellezza! Questo figlio torna a casa, ma in realtà il suo cuore sta tornando al focolare domestico del Padre, il luogo in cui l’affettività trasborda nella carità, nella gioia piena dell’essere uniti in una relazione familiare autentica!

Siamo tutti felici per il figlio prodigo, ma questa parabola ha qualcosa in più da dire ai figli prodighi di oggi?

Se prestiamo attenzione, possiamo intercettare nella società odierna alcuni segnali della visione materialista del figlio prodigo, dove il concetto di focolare domestico è diventato un ricordo lontano e sepolto dal tempo, dalla frenesia e dalle ferite del peccato accumulate nel cuore, per essere sostituito unicamente dal concetto di casa.

 Il momento dello stare insieme viene convertito a un semplice occupare uno spazio e quello che un tempo era il camino, simbolo di affetto e calore umano, è sostituito in alcuni casi dall’inverno dei cuori ed è diventato lo schermo di un cellulare o del televisore.

In questo modo, il bene prezioso di una casa, privato del calore delle relazioni e del dialogo, diventa alla stregua di un albergo, dove regnano egoismo, solitudine, frustrazione, discordia e ingratitudine. Seguendo questa direzione, tutto è lavoro e affanno per la casa, le tasse, le bollette e il proprio spazio personale, oppure è pretesa e ingratitudine. Infatti, quando si pone la casa come centro, anziché strumento, le persone che la abitano diventano secondarie.

In una società consumista e materialista, questa visione distorta ha delle ripercussioni importanti sui membri della famiglia e in particolare sulla figura della donna, sminuita da angelo del focolare domestico a schiava. Togliendo l’amore e mettendo la materia, si passa inevitabilmente dall’avere cura di ogni persona della famiglia al lavorare per la struttura casa. Lo scambio indotto da questa menzogna è terribile, perché trasforma la donna in una macchina da lavoro e mette nel suo cuore gli stessi sentimenti del figlio maggiore della parabola!

Ma la vocazione degli esseri umani si realizza nell’Amore! Questo diventa concreto quando scopriamo la verità dell’essere figli amati e fa sì che “noi amiamo perché Egli [Dio] ci ha amati per primo.” (1Gv 4,19).

Per questo la donna veniva spesso definita angelo del focolare domestico, perché consapevole del suo valore, attraverso la sua relazione con Dio, non si occupava semplicemente  dei dettagli tecnici della casa, ma custodiva il benessere della propria famiglia e la crescita di ciascuno in senso spirituale, umano, intellettuale e relazionale. La tenerezza, la responsabilità, la sapienza e l’attenzione a ogni dettaglio, curato con amore, riempiono di significato e valore ogni gesto e ogni fatica, in vista di quel “per chi lo faccio?” e “chi amo?”. Così facendo, la donna assume il ruolo di padrona, colei che ha l’autorità di accendere il fuoco della vita nella propria casa, ravvivando la fede e l’amore in ogni membro della sua famiglia, come costruttrice e restauratrice di relazioni.

Non è forse un assaggio di Paradiso, tutto questo? Infatti, il Cielo a cui aspiriamo non sono quattro gelide mura, ma un roveto ardente di Amore inestinguibile, quel fuoco di cui hanno tanto bisogno le nostre case, i nostri cuori, le nostre comunità, la nostra famiglia ecclesiale, lo stesso fuoco che cercava inconsapevolmente il figlio prodigo.

Dio Padre attende il nostro ritorno a braccia aperte! È pronto a conciliare il nostro cuore al Suo, a stabilire una santa confidenza, a conferirci l’autorità del Suo Amore e restaurare così la nostra relazione con i fratelli.

Sarebbe bello se, accostandosi alle nostre realtà quotidiane, i tanti figli alla ricerca di un posto nel mondo sperimentassero l’incontro accogliente col Padre Misericordioso! Un luogo caloroso, un focolare!

Per questo, lasciamo che le nostre case, i nostri ambienti comunitari e i luoghi in cui viviamo le nostre amicizie siano focolari domestici, scaldati dalla Presenza della Santissima Trinità in mezzo a noi.

Katia Pisano (Missionaria di Alleanza – Italia)

L'Alleanza di Misericordia è un movimento ecclesiale nato nella città di San Paolo nel 2000, la cui identità si riconosce nella sua Parola di vita "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio..."(Lc 4, 18-19). Attualmente è presente in quasi 60 città del Brasile e in altri 7 paesi (Portogallo, Italia, Polonia, Belgio, Venezuela, Repubblica Dominicana e Mozambico). I suoi membri sono chiamati ad evangelizzare per trasformare, cercando di far in modo che tutti gli evangelizzati diventino  evangelizzatori e testimoni della Misericordia. Le opere sociali e di evangelizzazione sono rivolte alla restaurazione integrale dell'essere umano, sia dei più sofferenti, come anche di coloro che non hanno ancora trovato in Cristo il vero significato della loro vita.

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