ICONE DEL CARISMA: veri testimoni della Misericordia

“Il carisma dell’Alleanza di Misericordia è testimoniare l’amore misericordioso del Padre che trasforma i peccatori in santi e testimoni della sua Misericordia.” [1]

La Parola da testimoniare, quando letta nella nostra lingua, può sembrare un’espressione di comportamento, come difendere una causa, testimoniare un’azione, attestare, dare un esempio o esprimere con gesti e parole. Ma vale la pena approfondire l’etimologia della parola, perché è esattamente  per questo  motivo che questa parola dimostra qual è il nostro carisma.

     Testimoniare ha origine dal greco “μάρτυρός”, martys, martirio. È esattamente il termine che appare in Atti 22,20 riferendosi a Stefano, testimone del Signore, morto annunciando il Vangelo. Il martire è un testimone qualificato di Cristo che viene a versare il proprio sangue. Papa Benedetto XVI esprime così: “Il martirio è la morte accettata volontariamente a causa della fede cristiana o a causa dell’esercizio di un’altra virtù legata alla fede”. Ricordando che la Chiesa insegna che non c’è solo il martirio rosso con spargimento di sangue, ma anche il martirio bianco[2] , molto più comune tra noi, che caratterizza l’offerta quotidiana.

“Avendo Gesù, Figlio di Dio, manifestato la sua carità dando per noi la vita, nessuno ha più grande amore di colui che dà la vita per lui e per i fratelli (cfr. 1 Gv 3,16; Gv 15,13). Già fin dai primi tempi quindi, alcuni cristiani sono stati chiamati, e altri lo saranno sempre, a rendere questa massima testimonianza d’amore davanti agli uomini, e specialmente davanti ai persecutori. Perciò il martirio, col quale il discepolo è reso simile al suo maestro che liberamente accetta la morte per la salute del mondo, e col quale diventa simile a lui nella effusione del sangue, è stimato dalla Chiesa come dono insigne e suprema prova di carità. Ché se a pochi è concesso, tutti però devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce durante le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa.” [3]

     In una delle nostre Assemblee, P.  Custodio, nella posizione di Presidente Generale dell’Alleanza, ha detto spiegando il nostro carisma: “Molti hanno messo in discussione la questione ontologica del carisma, dicendo che un carisma dovrebbe ‘essere’ qualcosa e non ‘fare qualcosa’. Ma dall’inizio della vita di Alleanza, comprendiamo che il nostro carisma non è essere, il nostro carisma è morire, è offrire la nostra vita affinché il Vangelo si diffonda, e la Misericordia raggiunga i cuori.”

     Se qualcuno vuole essere Alleanza di Misericordia, può cogliere dentro di sé, l’invito di Gesù a donarsi, a consumarsi fino alla morte, poiché noi usciamo dal Cuore Trafitto di Gesù e siamo chiamati ad essere quella espressione per il mondo. La Misericordia esce dalle viscere, dai dolori del parto, dall’offerta quotidiana e costante! Questo vale per tutto il Movimento, indipendentemente dal vincolo di Appartenenza. È una chiamata ad una profonda e intensa, per Cristo e con Lui, per la salvezza delle anime. San Pio disse: “Anime! Anime! Se qualcuno conoscesse il prezzo che costano: le anime costano sangue!”.

 

ICONE DEL CARISMA

     Un’icona è un simbolo visivo che rappresenta un altro oggetto perché è simile ad esso. Grazie a questa relazione di somiglianza, l’icona può sostituire la cosa che rappresenta in alcuni casi. Nel contesto popolare, un’icona può anche essere una persona molto importante e riconosciuta nel tuo ambiente lavorativo. Ad esempio, un’icona del mondo della musica o dello sport è una persona la cui buona performance in questo settore è ampiamente riconosciuta. Non possiamo dimenticare l’Icona della tradizione bizantina, dal primo cristianesimo, che non è un dipinto qualsiasi, ma la scrittura di una preghiera, sul legno, che può dire molto sui valori e le esperienze della fede, attraverso le sue disposizioni, colori e simbologie.

     Siccome il nostro carisma è testimoniare, cioè dare vita, abbiamo come icone di questa offerta, tre persone che, ciascuna nella sua chiamata, rappresentano, simboleggiano e ci permettono di intravedere come è possibile consumarsi per amore a Dio, nella missione alla quale siamo inviati. Tutti loro piccoli, deboli, pieni di gioia e innamorati di Dio, avevano in comune anche la quotidiana disponibilità a fare la Volontà di Dio. Il marchio della Croce, così spesso offerto a noi come unico bene dai nostri fondatori, era nella loro vita, l’hanno abbracciata, ed è stato ciò che ha generato tanti frutti all’inizio della Comunità. Hanno ricevuto da Dio la grazia di unire le loro sofferenze, nel martirio bianco, alla sofferenza di Cristo, per amore a Lui e delle anime.

     La vita di questi uomini va letta come icona: come preghiera, come scrittura di Dio su una materia fragile, che porta vicino una realtà soprannaturale, che ci permette di entrare nel mistero dell’eternità.

   

NIVALDO, il buon ladrone

     “Se il chicco di grano che cade nella terra non muore, rimarrà solo; ma se muore, produrrà molto frutto.”  Gv 12,24. Lui viveva con ardore questa parola e il vero significato di questo carisma, per questo  abbiamo lui come una delle nostre Icone: il nostro fratello Nivaldo.

     Nivaldo fu il primo missionario ad entrare ufficialmente nella comunità di vita dell’Alleanza di Misericordia. Desiderava seguire Gesù nella sua via di offerta e di abbandono nelle mani di Dio configurandosi alla croce di Cristo. Nei suoi primi vincoli prese il nome di Nivaldo da Cruz.

È nato in una famiglia povera e numerosa. È cresciuto senza frequentare la scuola e molto presto ha iniziato a coinvolgersi nel mondo della droga e del crimine. Ha subito diverse perdite, soprattutto in questo “mondo di morte”. Un giorno alcuni giovani che sono passati vicino a lui gli hanno detto: “Giovane Gesù ti ama!”. Egli rispose subito: “Chi è questo Gesù? Io non Lo conosco!”. Qualche tempo dopo decise di entrare in una casa per il recupero della droga.

     Disperato, in una crisi di astinenza, entrò nella cappella e disse al Signore: “Se esisti davvero, parla con me!”. Poi sentì una voce che gli diceva: “Apri la Bibbia!”. Era analfabeta, ma quando l’aprì, fu in grado di leggere per la prima volta nella sua vita. Uscì dalla cappella scioccato e chiese a qualcuno di leggergli quello che credeva di aver letto. Egli udì le stesse parole: “Io sono il Signore  e non c’è  alcun altro.. ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci.” (Isaia 45, 4-5). Lì la sua vita cambiò completamente.

Ultimo ritiro di Nivaldo per i minori carcerati

Nivaldo decise di dare la vita al Signore non appena nacque la comunità. In quel tempo molti fratelli ci chiedevano aiuto per uscire dalle strade, era lui che si offriva volontario e li si prendeva la responsabilità  per accoglienza nella comunità. Nivaldo, P. Rogério ed io ci siamo presi cura della casa, Nivaldo era il nostro coordinatore. Era una persona molto semplice, amava la preghiera e il raccoglimento. Aveva un dono particolare per la predicazione e per la preghiera di liberazione. La sua testimonianza ha attirato i giovani, soprattutto quelli che hanno vissuto una vita simile alla sua nel passato.

     L’ultimo giorno della sua vita, ha predicato nella FEBEM (attuale Fondazione CASA) per i giovani in carcere. Meditò con loro la parola del Buon Ladrone e disse ai giovani: “Amici, un giorno ero anche un ladro, rubavo, trafficavo e facevo cose che non potete immaginare, ma oggi sento una voce che mi dice: Nivaldo, oggi sarai con me in paradiso!”

Missionari e figli di Alleanza (accolti) attorno alla bara di Nivaldo

Missionari e figli di Alleanza (accolti) attorno alla bara di Nivaldo

     Racconto di Rafael Brito, missionario fin dall’inizio di Alleanza: “Quando siamo tornati a casa, un ragazzo che avevamo accolto era caduto nuovamente nella droga e se n’era andato. Siamo arrivati tardi dal ritiro ed eravamo stanchi, ma Nivaldo ha insistito affinché  padre Enrico lo lasciasse andare a cercare quel giovane dicendo: “mi hai insegnato che il buon pastore dà la vita per le sue pecore e che va dietro a loro quando si perdono”.  Padre Enrico gli permise di andare e chiese a me e a Rogério di andare con lui. Non abbiamo trovato il giovane quella notte e, durante il ritorno, abbiamo subito un incidente d’auto. Nivaldo morì quella notte, era il 16 settembre 2001; il giorno prima era la festa della Madonna Addolorata e in quella settimana si celebrava l’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre. Questo ci ha ricordato il nome scelto da lui per consacrarsi a Dio!”

Maglia di Nivaldo e la croce che portava sempre con sè.

       È morto dando la vita come il suo maestro. Nivaldo è un’icona del carisma di Alleanza di Misericordia in questo senso: tutti siamo chiamati a dare la vita fino alla morte perché i nostri fratelli abbiano vita. Quando la bara di Nivaldo stava scendendo dalla nostra casa di Botuquara, il giovane che era andato a cercare la sera prima è tornato da solo, dicendo che stava fumando crack e che sentiva di dover andare a casa e chiedere perdono a Nivaldo.

      

   

“Non negate nulla a Dio, neanche davanti alla sofferenza” (Paolo Roberto)

PAULO ROBERTO, una ricchezza nascosta nella fragilità

Originario di una cittadina di San Paolo, di famiglia umile, Paulo Roberto è nato con il cancro alla pelle. Per il via vai tra gli ospedali, in questi primi anni di vita, ha avuto pochi momenti di gioco e  frequenza scolastica.

Era un bambino felice, gli piaceva giocare, gli piacevano i videogiochi, ma all’età di 7 anni la diagnosi è stata confermata: cancro alla pelle. La sua vita, già segnata dal dolore, divenne un calvario, venendo gradualmente sfigurato dal cancro, diventando cieco ed entrando nella vita eterna all’età di 19 anni nel gennaio 2001.

     Il suo esempio è sempre più vivo e significativo nella storia dell’Alleanza di Misericordia. Ci toccano ancora oggi le sue parole, la testimonianza di santità e realizzazione. Lui stesso affermava: “Sono la persona più felice del mondo!”.

     Paolo Roberto è stato il nostro primo fratello vittima di misericordia, ci ha conosciuti all’inizio dell’Alleanza, lo hanno presentato a Padre Enrico è da lì ha iniziata una profonda amicizia. Le vittime di Misericordia sono fratelli e sorelle malati o portatori di disabilità che liberamente scelgono di offrire le loro sofferenze per completare nella propria carne ciò che manca alle sofferenze di Cristo per la redenzione del mondo, per la conversione dei peccatori, per intercessione continua per ogni opera (cfr Col 1, 24). Le Vittime della Misericordia sono le perle più preziose che Dio offre al Movimento e a tutta la Chiesa per la fecondità del lavoro apostolico. [4]

     La sua spiritualità, pur essendo giovane, era quella di un gigante! In lui il mistero del dolore e della sofferenza ha assunto un significato profondo ed è diventato per noi un’ icona del carisma. In altre parole, siamo tutti chiamati ad offrire ogni sofferenza, ogni debolezza,  alla Sua Croce, per amore a Dio e dell’umanità.

     Un giovane di corpo fragile e salute, ma con incredibile potenza interiore. In lui, quella che sembrava una maledizione, divenne una fonte di benedizione, e quello che sembrava essere l’abbandono di Dio, lo chiamò un dono di Dio e lo prese come una missione: “remissione dei peccati degli altri, di coloro che non conoscono ancora Dio, di coloro che non hanno sentito il nome del Figlio dell’uomo, cioè Gesù, e anche di coloro che hanno avuto l’opportunità di avvicinarsi a Gesù, ma hanno preferito seguire la vita offerta dal mondo e dai suoi piaceri.” (Testimonianza 20-04-2001)

     Ci sono cose che possiamo imparare solo dalla saggezza dei deboli come Paolo Roberto, e lui ci ha insegnato che il dolore e la sofferenza sono preziosi, capaci di generare intimità con Dio e testimonianza al mondo. Nessuna debolezza umana può essere una ragione per non amare, non per abbandonare la propria vita a Dio.

     Tuttavia, una vita segnata dalla malattia, dall’isolamento, spesso dal pregiudizio, non corrisponde ai modelli di felicità nella società di oggi, e contemplando la sua vita potremmo lamentarci e dire “non c’è bellezza in lui, un volto totalmente consumato dal cancro!” Che peccato, “non poteva avere una professione” (sognava di essere una guardia forestale).

     Ma la sua bellezza e la sua più grande ricchezza è essere espressione del volto sfigurato di Cristo.

     Non aveva status o fama, tuttavia, ebbe una gioia che metteva in discussione, e lasciò molti scossi nelle loro strutture. Una volta disse a una giovane donna che era indignata vedendo la sua sofferenza: “Sono felice, molto più felice di te, perché in questo momento sto sorridendo e tu piangi. Sono felice, conosco l’amore misericordioso di Gesù e sento dentro quell’amore. Se fossi nato sano, forse oggi sarei lontano da quell’amore”.

     La vita di Paolo Roberto rivela, grida al mondo che tutto passa, poiché non possedendo nulla aveva tutto, perché aveva Cristo, e che ciò che è veramente importante in questa vita è l’amore che diffondiamo come profumo.

     Questi sono i misteri di Dio: “Ti lodo, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza”. (Lc 10,21). Sì, Padre, è a tuo piacimento che attraverso i piccoli, come Paolo Roberto, ci mostri ciò che significa essere Alleanza di Misericordia, e ci insegni quanto è grande la Tua misericordia, perché non vedi l’apparenza, ma vedi il cuore. Vedi la bellezza tra le piaghe, tra le ferite e soprattutto accogli i deboli come forti, i piccoli come grandi, i miserabili come un bambino preferito, e che le nostre piaghe sono fonti di misericordia per il mondo! 

 

“I cristiani non muoiono, si sposano con Dio” (Maria Paola)

MARIA PAOLA

Maria Paola è morta l’8 giugno 2009 e l’Alleanza di Misericordia commemora la data in festa, comprendendo che la morte è un inizio di vita eterna e ora lei intercede per questa nostra famiglia, insieme ad altri fratelli che non sono più con noi.

Prima di essere missionaria, per via della sua passione per il mare (faceva immersione subacquea),   ha iniziato a frequentare l’università in biologia, col desiderio di contemplare le bellezze della Creazione sotto le acque.    

Nel 1992 entra in una comunità di origine italiana, dove si laurea in teologia. Nel 2000, insieme ai sacerdoti padre Enrico, padre Antonello e altri laici, inizia un’opera di Misericordia per il mondo. È nata l’Alleanza di Misericordia.

     Maria Paola aveva una vita molto intensa. Ha vissuto pienamente ogni momento. Aveva una maternità immensa, che accoglieva i poveri, i bambini, i giovani, le famiglie… Il suo modo di accogliere era quello che più affascinava le persone. Aveva una grande sensibilità al bisogno dell’altro e sapeva prendersi cura di ciascuno in un modo unico.

 

Maria Paola con i bambini dell’oratorio

     Aveva un amore speciale per i poveri. Faceva tanti sforzi per vedere il nostri accolti vestiti bene e affinchè vivessero in case decenti. E i poveri che Maria Paola amava di più erano quelli la cui miseria era dentro e aveva bisogno di scoprire la ricchezza di un Dio che li ama oltre i titoli e le etichette.

     Era innamorata dei piccoli della comunità. Faceva in modo che trovassero spazio per essere considerati grandi e poi superare le loro difficoltà. Così P. Luiz Fábio, che l’ha avuta come formatrice e guida spirituale per sette anni. “Mi ha insegnato che devo essere chi sono, con i miei sogni e i miei desideri, cercando di realizzarli”.

     Era una donna della Parola, contemplativa e con i piedi per terra, come dice padre Enrico, che vede questa caratteristica come parte del carisma dell’Opera:

“Per me, questo amore di Maria Paola per la Parola è un aspetto del carisma che riflette la sua anima. Lei assaporava, vibrava con la Parola di Dio.”

Maria Paola nella cerimonia dei Vincoli affianco a Dilson e Mary

     Con il suo modo semplice, Maria Paola non ha lasciato che l’ordine e l’armonia delle cose si perdessero. Le piaceva il lavoro in casa, coltivare il giardino. Si preoccupava di vestire bene i missionari e se stessa, anche se in modo umile, perché voleva trasmettere anche attraverso i vestiti la bellezza della consacrazione.

 

Facendo Teatro ( Musical “Io ti ho fatto libero  2004”)

Come artista, era molto creativa e ha concretizzato il suo amore attraverso la musica, la danza, il teatro, tra le altre espressioni artistiche. Alberto Carneiro, uno dei suoi grandi amici, ha sottolineato una sua caratteristica che lo ha segnato: “Maria Paola ha avuto il dono di mostrare la bellezza di tutto ciò che nessuno poteva vedere.” Questo anche nel periodo della malattia, quando si impegnava a fare bigliettini utilizzando foglie secche e altri materiali riciclabili.

     Così ha trovato un modo per continuare ad evangelizzare e anche per aiutare il Movimento con la loro vendita.

 

Maria Paola parla con Cléia, una delle prime Vittime di Misericordia

     All’inizio dell’Alleanza, di fronte alle numerose attività, la tendenza dei primi missionari è sempre stata l’attivismo. Maria Paola aveva la capacità di aiutare i compagni a rivolgere lo sguardo all’essenziale. P. Enrico ha raccontato: “Molto spesso, all’inizio dell’Opera è stato molto difficile, io, sentendomi debole e incapace, venivo da Maria e mi diceva:  ‘benvenuto tra i mortali’. Tra le mie tentazioni all’attivismo e all’agitazione, mi diceva scherzando: ‘P. Enrico, lascia che Dio faccia qualcosa anche nella tua vita e nella Comunità. (e rideva)”

     Quando si ammalò fece della sua nuova routine un’opportunità per evangelizzare. La sua offerta impressionò il cuore del personale medico e anche degli altri malati, e in lei trovavano conforto.

“Anche quando era ricoverata in ospedale, la sua attenzione e  il prendersi cura  degli altri in ospedale era un segno. Dimostrò di essere una persona di Dio senza nemmeno dover dire una sola parola. Viveva alla presenza dello Spirito, toccando i cuori di chi la circondava”, ricorda Alberto Carneiro.

     La  dottoressa Lisete Teixeira, un medico che l’ha accompagnata, rimase colpita dalla sua forza e dalla sua fede di fronte al dolore negli ultimi momenti: “La sua serenità al momento della morte e la sua fede mi hanno rafforzato. Mi ha reso più forte e più convinta che sono sulla strada giusta: amare Dio, aiutare gli altri e combattere con tutte le mie forze per i miei fratelli bisognosi.”

Oggi, ricordata in condivisioni, formazioni e libri, Maria Paola, come sposa di Gesù, genera ancora in molti il desiderio per la vita, come nella giovane Driely Rocha, che, conoscendo la sua storia per via di un lavoro, disse: “Da Lei ho imparato che nulla è nostro, tutto appartiene a Colui che ci ha creati. Mi ha mostrato che la gratitudine è il modo migliore per rispondere all’amore di Dio. E oggi, grazie a lei, davanti ad ogni croce che affronto, posso dire che Dio è buono e sono felice!”

     Ci sono innumerevoli ragioni perché questa donna, celibe, co-fondatrice, madre, amica, evangelizzatrice (e tante altre descrizioni che potremmo fare per definirla), sia per noi Icona. Quando guardiamo i segni che ha lasciato nel nostro essere “Alleanza di Misericordia”, la chiamiamo icona, perché possiamo vedere nel suo amore per la Parola e per la vita, nell’intensità della sua offerta, nel donarsi ai piccoli, nell’accoglienza generosa, nella disposizione interiore per il Regno, nello sguardo che è utero, nel desiderio di annuncio, nell’offerta instancabile della sua vita, che siamo capaci di essere testimoni della Misericordia di Dio, anche se ciò ci costa la vita.

     Lasciamo a voi l’invito ad approfondire ancora di più sulla sua storia, nel suo diario, nelle formazioni che ha dato, nei segni che ha lasciato nei missionari di tutti gli anelli che hanno vissuto con lei. E la famosa la canzone “Dico Sì alla Vita” che abbiamo registrato come Comunità, ma forse in pochi conoscono la preghiera completa, è nata dalla sua anima, quando il cancro era già avanzato. Ecco un passo speciale di questa preghiera:

 “… Dico sì alla vita, dico sì alla vita che mi hai dato. Dico sì alla vita giorno dopo giorno, istante dopo istante. Dico sì alla nuova vita che mi riversi oggi in me. Dico sì alla tua volontà per me, con un sorriso pieno di gratitudine. Nessuno mi toglie la mia vita, io sono che la offro in modo affinchè il tuo piano  si realizzi  in me, come vuoi, quando vuoi, per quello che vuoi..”[5]

     

[1] Statuti, Art.2

[2]Martirio senza spargimento  di sangue, in mezzo alle persecuzioni” (Giovanni Paolo II: Sono tutto nelle mani di Dio – Editrice Pianeta).

[3] Lumen Gentium, nº 42.

[4] Costituzioni Alleanza di Misericordia, 163-164

[5] Passo tratto dal Diario Spirituale di Maria Paola, pag. 1.